Chiarezza normativa, realtà tecnica e responsabilità industriale
La Direttiva Europea RoHS ha portato al centro del confronto normativo e industriale il tema dell’impiego del mercurio nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, comprese le lampade UV-C tradizionali.
Per chi, come noi, progetta sistemi di disinfezione per aria, acqua e superfici in ambiti critici, questo non è un tema teorico né un argomento da comunicazione commerciale. È una questione tecnica e normativa.
In questo contesto, preoccupa la diffusione di messaggi che presentano le lampade UV-C come una tecnologia “sorpassata” o prossima a un presunto “mercury ban” inevitabile. Collegare la normale evoluzione tecnologica ed ecologica a un divieto già deciso e che allo stato attuale non esiste genera confusione, altera la percezione del mercato e rischia di creare un clima di allarmismo ingiustificato.
LA DIRETTIVA RoHS E LE LAMPADE UV-C
La RoHS (Restriction of Hazardous Substances) limita l’impiego di sostanze pericolose, tra cui il mercurio. Le lampade UV-C a bassa e media pressione utilizzano una quantità controllata di mercurio per generare la radiazione germicida a 254 nm, ancora oggi riferimento per efficacia e affidabilità nelle applicazioni professionali.
È importante chiarire un punto spesso trascurato nel dibattito pubblico: le lampade UV a bassa pressione sono esplicitamente oggetto di esenzioni negli allegati delle convenzioni internazionali sul mercurio. Questo perché:
- contengono quantità estremamente ridotte di mercurio (nell’ordine dei milligrammi);
- sono sistemi chiusi;
- non costituiscono una fonte significativa di emissioni ambientali globali.
Il possibile superamento delle esenzioni RoHS in ambito europeo non nasce da nuove evidenze ambientali globali, ma da una scelta politica di indirizzo tecnologico verso soluzioni prive di mercurio. È una distinzione sostanziale che deve essere compresa correttamente.
Ad oggi non esiste alcuna decisione definitiva di divieto generalizzato. Le esenzioni RoHS vengono valutate e rinnovate caso per caso, soprattutto quando non esistono alternative tecnicamente equivalenti per applicazioni critiche legate a salute pubblica e sicurezza.
Presentare il divieto come inevitabile significa trasformare un’ipotesi regolatoria in una certezza normativa che, allo stato attuale, non esiste.
254 NM: PERCHÉ RESTA IL RIFERIMENTO TECNICO
Le lampade a bassa pressione a 254 nm rappresentano ancora oggi il gold standard della disinfezione UV.

Il motivo è tecnico: la lunghezza d’onda a 254 nm coincide con il massimo rendimento germicida per joule emesso. Questo consente di ottenere elevata efficacia microbiologica con un rapporto ottimale tra potenza installata, uniformità di irraggiamento e affidabilità nel tempo.
Nelle applicazioni ad alta potenza — grandi impianti HVAC, trattamento aria in UTA, impianti acqua ad alta portata, processi industriali continui — questo equilibrio resta un parametro determinante.
Allo stato attuale le sorgenti UV-C LED non raggiungono ancora, in questi scenari, le performance complessive delle lampade tradizionali al mercurio.
Riconoscerlo non significa opporsi all’innovazione. Significa descrivere con precisione lo stato dell’arte.
LA TECNOLOGIA LED: EVOLUZIONE REALE, ESPERIENZA DIRETTA
È importante precisare che in Light Progress progettiamo sistemi UV-C LED dal 2014, quando questa tecnologia era ancora in una fase iniziale e il mercato non era maturo.
In questi anni abbiamo sviluppato dispositivi LED per il trattamento dell’acqua e soluzioni dedicate a small medical devices, oltre a prototipi e architetture per applicazioni industriali, alimentari e farmaceutiche.
Il nostro approccio non è mai stato ideologico: è sempre stato progettuale e basato su test reali.
Negli ultimi anni la tecnologia LED ha compiuto progressi importanti in termini di affidabilità, stabilità e riduzione dei costi. La possibilità di lavorare a diverse lunghezze d’onda rappresenta un vantaggio interessante in alcune applicazioni specifiche. Tuttavia, è necessario evitare semplificazioni.
La flessibilità spettrale non equivale automaticamente a una superiorità complessiva rispetto alle lampade tradizionali a 254 nm.
Nelle applicazioni ad alta potenza entrano in gioco fattori come l’intensità della radiazione, l’uniformità dell’irraggiamento e la stabilità delle prestazioni nel tempo. In questi contesti, allo stato attuale, le sorgenti LED non raggiungono ancora le performance complessive delle lampade tradizionali al mercurio.
Essere chiari su questo punto non significa rallentare l’innovazione. Al contrario, significa accompagnarla con responsabilità. La tecnologia LED è in evoluzione costante e avrà un ruolo sempre più ampio.
Ma oggi non rappresenta ancora, in ogni scenario applicativo, un sostituto diretto e universale delle lampade UV-C ad alta potenza.
POSSIBILE RESTRIZIONE: UNA QUESTIONE DI EQUILIBRIO
L’ipotesi di una restrizione progressiva deve essere valutata con attenzione, quando parliamo di lampade UV ad alta potenza, parliamo tecnologie impiegate in:

- igiene ambientale ospedaliera;
- sanificazione HVAC;
- sicurezza nei processi alimentari;
- qualità dell’acqua potabile;
- controllo microbiologico in ambito produttivo alimentare e farmaceutico.
La progressiva eliminazione del mercurio nelle lampade UV comporta sfide tecniche ed economiche, poiché il mercurio è ancora una fonte UV altamente efficiente e stabile.
Lo sviluppo di alternative prive di mercurio richiede importanti investimenti in ricerca e sviluppo.
I LED UV rappresentano l’alternativa principale, grazie a maggiore durata, minori consumi e accensione immediata. Tuttavia, non eguagliano ancora completamente le prestazioni delle lampade ai vapori di mercurio nelle applicazioni ad alte prestazioni, in particolare nei range UV-B, UV-C e nella disinfezione dell’acqua.
Altre soluzioni, come le lampade a eccimeri, offrono opzioni senza mercurio per applicazioni specifiche.
Sebbene la domanda di tecnologie più sostenibili sia in crescita, un divieto totale delle lampade UV è incerto. È più probabile un’introduzione graduale, a partire dalle lampade UVA a bassa potenza, mentre le lampade ad alta potenza e UVB/UVC potrebbero restare in uso nel breve termine.
COERENZA CON LA NOSTRA MISSION
La transizione normativa rappresenta un’evoluzione, non una discontinuità.
Progredire significa innovare, ma anche garantire continuità, sicurezza e performance nelle applicazioni critiche. La transizione tecnologica deve essere guidata da dati tecnici, non da semplificazioni.
Fino ad allora, la responsabilità tecnica impone chiarezza, rigore e tutela della salute pubblica.
Per ulteriori approfondimenti tecnici o valutazioni applicative specifiche, il nostro team commerciale e tecnico è a completa disposizione: info@lightprogress.it.
References
Bolton & Linden (2003). Journal of Environmental Engineering.
Directive 2011/65/EU (RoHS II).
European Commission – RoHS Annex III.
Kneissl et al. (2019). Nature Photonics.
Kowalski (2009). UVGI Handbook.
UNEP (2013). Minamata Convention on Mercury.
WHO (2017). Guidelines for Drinking-water Quality.
Würtele et al. (2011). Water Research.
